Dall'autore...         

Sono un tecnico elettromeccanico di professione, mi sono dedicato a realizzare e riparare impianti elettrici di bassa e media tensione dapprima, alla riparazione di impianti ad induzione elettromagnetica industriale poi, con la curiosità ed il fascino delle energie "invisibili".

Da sempre appassionato di minerologia oltre che collezionista di fossili dell'area dolomitica, ben presto mi dedicaì allo studio dei minerali poco conosciuti, cioè quelli che non si trovano nei musei perchè ritenuti poco "belli", ma al contrario, di notevole interesse industriale. Partendo dalle antiche battuggie di ieri, oggi chiamate "arenarie" del Permiano, diffusissime nell'arco alpino (lì dove ne esistano gli affioramenti), scoprì, per caso, la presenza di numerosi elementi minerali radioattivi. Erano cristalli rosso-giallognolo, non appariscenti, a prima vista li avevo giudicati dei normali cristalli gessosi! Erano minerali di uranio!!! A suo tempo ero prigioniero dell'idea che le sostanze radioattive si trovassero solo nei laboratori e negli arsenali delle "grandi potenze": Mi sbagliai alla grande e ben presto, ricercando su testi "non turistici", mi resi conto che la radioattività sta sempre, in qualsiasi caso, intorno a noi, dentro di noi! Ovviamente la domanda sorge spontanea, in che quantità? Come tutte le sostanze in natura che assumiamo non bisogna mai eccedere, dalle proteine alla tintarella in spiaggia, ma con buon senso, controllabili.  Imparai a non demonizzare la radioattività, poichè utile per il benessere fisico, ancora oggi per la cura di numerose malattie si fa ricorso alle acque termali radioattive, anche se questa parola poco ricorre in quei stabilimenti pubblici. Con una piccola ricerca, si può scoprire quante siano numerose le Terme con sorgenti radioattive in Italia. In questi casi la R.A. è di natura controllata, ma ben di più è quella gassosa e incontrollata, cioè quella che esala dal terreno, che nessuno avverte in quanto inodore, incolore e impercettibile. Lo si avverte solo con le conseguenze che provoca l'assunzione prolungata.

Rilevamenti ambientali su commissione.

La radioattività domestica che non ti aspetti:

Radon, se lo conosci lo eviti

 

In ogni casa del pianeta se ne annida almeno una piccola quantità, non può essere eliminato completamente, ma occorre ri-durlo ai minimi termini per salvaguardare laErnst Dornnostra sicurezza. È stato ufficialmente classificato tra le sostanze sicuramente cancerogene per l'uomo (come l'amianto) dalla Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (I.A.R.C.). Ebbene sì, il radon, un elemento gassoso radioattivo, prodotto di decadimento

dell'uranio. Noto sin dal 1900 (anno in cui Ernst Dorn, lo scienziato che ne caratterizzò le proprietà chimico-fisiche, lo battezzò col suo attuale  nome),Infiltrazioni domestiche costituisce un serio problema per la salubrità dei nostri

 edifici. Se ne sente parlare ancora poco,ma molti sforzi sono stati compiuti dalle istituzioni per comprendere l'estensione del fenomeno sul territorio nazionale. Vediamo di saperne qualcosa di più anche noi.Per valutare la reale esposi­zione della popolazione a questo pericolo, a partire dal 1989 l'Istituto Superioredi Sanità ha promosso e coordinato, assieme all'ANPA (Agenzia Nazionale per la Protezione Ambientale), una massiccia operazione di monitoraggio che portò alla misurazione dei livelli di radioattivittà in 5.000 abitazioni prese a campione in diverse aree geografiche. Si giunse, così, a determinare un valore medio di esposizione al radon pari a 75 Bq/m3, ben al di sopra della media del resto del mondo (stimata in circa 40 Bq/m3).L'unità di misura potrebbe sembrare riservata ad esperti del settore, ma ci viene utile considerare che i1 Bq/m3 esprime i1 decadimento radiattivo al secondo per ogni m3 di aria analizzata). Il dato che nel 1989  destò     maggiori  preoccupazioni fu quello della presenza pressoché ubiquitaria di tale gas sul territorio nazionale (si presumeva che fosse limitata alle sole aree geologicamente predisposte, come le miniere di uranio). Attualmente sappiamo che non può esistere luogo, sulla crosta terrestre, ove esso non sia presente almeno in tracce poiché onnipresente è l'uranio da cui tale gas si forma.Tra gli elementi radioattivi che originano dal gas in questione spiccano, per la loro nocività, le due forme del polonio (Po218 e Po214) che, essendo cariche elettrostaticamente, si fissano a livello delle mucose respiratorie (ad essi è imputata la capacità di provocare alcuni tumori delle vie aeree). Dai dati raccolti a partire dal 1989 è stato possibile ricostruire una mappa della distribuzione del radon in Italia. Diversi studi successivi hanno portato a riconoscere le cause per cui questo gas, che si forma nel sottosuolo, può accumularsi in quasi tutti gli ambienti chiusi, soprattutto nelle cantine, nei piani interrati e nei sottotetti. Essendo un gas può diffondersi a grande distanza dal sito di origine seguendo le faglie sotterranee o le falde acquifere (fino agli anni '50 si riteneva che le acque termali ad alto contenuto di radon fossero particolarmente curative).Giunto in prossimità delle nostre case trova nelle microfratture delle fondamenta e nei punti di allaccio delle tubazioni dei servizi (acqua, gas, elettricità, telefono, ecc...) la via preferenziale per abbandonare il suolo; ciò a causa della naturale formazione di una minima depressione tra gli ambienti interno ed esterno di ogni edificio. In particolare durante il periodo invernale, Rilevamenti R.A. esterniper la notevole differenza di temperatura e per la minore ventilazione che subiscono gli ambienti interni, il radon tende ad accumularsi raggiungendo spesso soglie preoccupanti per la salute degli occupanti. Se non incontrasse alcun ostacolo tenderebbe a disperdersi nell'atmosfera in brevissimo tempo. Uno dei più efficaci, e raccomandati, rimedi per fronteggiare tale pericolo è, infatti, quello di arieggiare bene i locali in cui si sosta a lungo durante la giornata (camere da letto, soggiorni, cucine, bagni, ma anche uffici, sale riunioni ed ambienti di lavoro in generale).                                            (m. l. Russi - Specialista in Medicina del Lavoro - mrussi@inwind.it)

Radon
 

 

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